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CASA TEMBO
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Alice Ahieng

Alice è nata il 20 settembre 2002 nel villaggio di Orongo, distretto di Migori. Molto attiva e simpatica, le piace giocare, ballare e ama stare a contatto con le persone. E’ una bambina carina, con grandi occhi espressivi, ha la pelle chiara ed è di costituzione robusta. E’ l’ultima di sette figli: la sua mamma muore quando Alice ha appena un mese, il 20 ottobre 2002. Di lei e dei suoi fratelli si occupa il padre, un povero contadino, che muore nell’ottobre 2007, lasciando Alice completamente orfana a soli cinque anni.

La sua matrigna si assume dunque la responsabilità della piccola e dei suoi fratelli. Già prima della morte del padre, però, Alice comincia a manifestare frequenti problemi di salute, tanto che il genitore la porta ad un controllo all’ospedale missionario St.Camillus, dove si accerta il suo essere positiva all’HIV. Il 6 settembre 2006 Alice inizia terapia antiretrovirale.

Con la morte del padre, la matrigna si trova in serie difficoltà nel prendersi cura della piccola, perché sopraffatta dal gran numero di bambini sotto la sua responsabilità. Alice, perciò, ha gravi problemi di aderenza alla cura. La donna, inoltre, non ha nessun supporto da parte della comunità.

La matrigna viene indirizzata dallo staff della clinica per gli antiretrovirali al Dala Kiye, dove il caso di Alice viene esaminato e la bambina ammessa al centro, il 5 maggio 2008. Qui riceve il corretto supporto medico, psicologico e nutrizionale, dispone di vestiti e di una casa confortevole ed è seguita dalle mamme e dallo staff.

Alice ha dimostrato uno spiccato spirito di adattamento al nuovo ambiente, appare serena e molto soddisfatta di ciò che la circonda e ha un’instancabile desiderio di comunicare e interagire con gli altri bambini e con gli operatori del Dala Kiye.

Trezy Aoko Ndagwa

Trezy è nata il 15 ottobre 2003 e viene dal villaggio di Jangoye, nel distretto di Migori. E’ la quarta di una famiglia di cinque bambini: il padre, un tecnico, muore il 20 ottobre 200. La madre, che lavorava come promotrice sanitaria nella comunità, lo segue esattamente un anno dopo, quando Trezy ha solo quattro anni. E’ una bambina molto piccola, che non dimostra la sua vera età. E’ molto scura, con una pancia spropositata rispetto alla sua costituzione fisica, dovuta a una pesante forma di malnutrizione, e ha molte macchie su tutto il corpo.

Quando la salute della bambina comincia a peggiorare, viene portata per un controllo medico all’ospedale missionario St.Camillus, dove è dichiarata sieropositiva. Trezy entra in terapia antiretrovirale il 31 marzo 2008.

Lo staff del progetto per i farmaci antiretrovirali, durante una visita a domicilio, rileva una situazione drammatica, poiché i tutori di Trezy sono in gravi difficoltà nel provvedere alle esigenze dei bambini sotto la loro cura, soprattutto per quanto riguarda l’approvvigionamento alimentare. Trezy salta i pasti molto spesso.

La matrigna della piccola viene indirizzata al Dala Kiye, dove la bambina è ammessa il 7 maggio 2008.

Al Dala Kiye Trezy frequenta l’asilo al complesso B.L. Tezza e riceve il corretto supporto medico, psicologico e nutrizionale ed è seguita dalle mamme e dallo staff.

La bambina è piuttosto timida, difficilmente si espone. E’, però, molto educata, ha un sorriso dolce e contagioso. Cammina lentamente nel giardino del Dala Kiye sulle sue gambe magre colpite da un edema, ma è autonoma e non chiede aiuto. Inoltre, è tuttora sotto trattamento per la tubercolosi.

Diana Auma Were

Diana è nata il 12 dicembre 2000 a South East Kadem, nel distretto di Migori. E’ figlia unica e ha perso entrambi i genitori a causa dell’HIV/AIDS: il padre, un lavoratore occasionale, è morto nell’aprile 2005 e la madre, casalinga, l’anno seguente, nel settembre 2006. E’ una bambina malinconica e solitaria poiché non ha ancora superato il trauma dell’essere rimasta orfana.

Dopo il decesso dei genitori, Diana va a vivere con la nonna, una donna molto anziana. Nel 2007 la bambina si ammala per un periodo piuttosto lungo, la nonna, preoccupata, la porta all’ospedale per cercare una cura efficace. Purtroppo, però, la situazione è più seria del previsto: Diana risulta positiva al test per l’HIV. Il primo agosto, perciò, viene inserita nel programma per gli antiretrovirali del St. Camillus.

La nonna di Diana non è in grado di gestire la situazione della nipote, in parte a causa dell’età avanzata e in parte perché ha anche altri bambini sotto la sua responsabilità e le è difficile occuparsi di tutti in modo adeguato. Gli operatori del progetto per gli antiretrovirali, durante una visita a domicilio, si rendono conto che la bambina presenta una scarsa aderenza alla cura e chiari segni di malnutrizione, perché la nonna non ha la possibilità di offrirle un’alimentazione adeguata.

La nonna viene quindi indirizzata al Dala Kiye, dove la bambina è ammessa al programma di “case-famiglia” il 15 maggio 2008.

Nel centro, Diana riceve tutte le cure e l’affetto necessari e frequenta la scuola primaria B.L. Tezza. E’ una bambina dolce e silenziosa, molto carina e bisognosa di attenzione.

Rehema Adhiambo Gaa

Rehema nasce il 19 settembre 1998 nel villaggio di N’gira, distretto di Migori. Entrambi i suoi genitori sono morti di HIV/AIDS: il padre, che svolgeva piccoli lavori occasionali, perisce nel dicembre 2005; la madre, casalinga, lo segue nell’aprile 2006. Rehema ha otto anni quando resta completamente orfana e si trasferisce con i fratelli da una zia che vive nel loro stesso villaggio.

Già prima della morte dei genitori la bambina entrava e usciva spesso dall’ospedale, ma quell’anno la sua salute peggiora rapidamente, perciò la zia la porta al St. Camillus per un controllo medico più accurato. Rehema risulta positiva all’HIV e nell’ottobre 2006 comincia la terapia. Ben presto, però, si capisce che i farmaci non bastano per migliorare la sua situazione: la bambina non viene seguita correttamente, non prende la medicine in modo regolare, è affetta anche da TB e spesso si presenta ai controlli da sola perché la zia non la può accompagnare, dovendo badare anche agli altri orfani sotto la sua cura.

Lo staff del programma per gli antiretrovirali decide quindi di proporre alla zia di Rehema il progetto Dala Kiye e, ricevuto il suo consenso, presentano il caso della bambina agli operatori del centro. Il 26 gennaio 2007 Rehema viene ammessa alle “case-famiglia”, dove potrà ricevere le cure necessarie.

Rehema è oggi una bambina allegra e molto attiva. Frequenta la scuola primaria B.L. Tezza ed ha molte amiche.

Juliet Achieng Otieno

Juliet nasce il 16 luglio 1999 nel villaggio di Kanga, distretto di Migori. Ultima di tre figli, è una bambina molto graziosa e con lo sguardo vispo.
Il padre abbandona la famiglia nel 2000, lasciando alla madre di Juliet, una povera contadina, la responsabilità della crescita dei loro bambini. Tre anni dopo, il 28 agosto 2003, la donna muore di HIV/AIDS.

Juliet ha quattro anni e viene affidata alle cure del nonno paterno, un uomo anziano e spesso malato, che non può occuparsi in modo adeguato di una bambina così piccola. Dopo un po’ di tempo, Juliet comincia ad avere problemi di salute. Quando la situazione precipita, nel dicembre 2005, il nonno l’accompagna all’ospedale missionario St. Camillus, dove scopre che la nipote è sieropositiva. L’anno seguente, il 16 luglio 2006, Juliet inizia la terapia antiretrovirale.

Per il nonno si tratta di un’ulteriore complicazione, soprattutto perché anche la sua salute continua a peggiorare e gli diventa ogni giorno più difficile occuparsi della piccola. Così, viene indirizzato al Dala Kiye, dove Juliet viene ammessa il 20 febbraio 2007.

Grazie alle cure e all’affetto ricevuto, Juliet migliora ben presto le sue condizioni sia fisiche che psicologiche. Oggi frequenta la scuola primaria B.L. Tezza, è una bambina curiosa, intraprendente e piena di energia.

Emily Awuor Ochieng

Emily è nata il 10 giugno 1997 a Kajulu, un villaggio nel distretto di Migori. Ultima nata in una famiglia di tre figli, perde il padre, insegnate, nel 2000 e la madre nel 2003. Muoiono entrambi di HIV/AIDS. Emily viene quindi affidata alle cure di un’anziana zia.

Dopo un periodo relativamente tranquillo, la bambina comincia a manifestare frequenti problemi di salute, così la donna decide di portarla a fare un controllo medico approfondito. Il 9 marzo 2005 Emily viene dichiarata positiva all’HIV e l’anno seguente, nell’agosto 2006, entra in terapia. La zia della bambina, però, ha un’età avanzata, è molto povera e debole di salute: spesso dimentica di dare i farmaci alla nipote ed Emily non mostra nessun segno di miglioramento.

La zia capisce che non può aiutare la bambina come vorrebbe e cerca una soluzione alternativa.

Il 5 febbraio 2007, dopo aver considerato il suo caso, gli operatori ammettono Emily al programma del Dala Kiye per bambini in AIDS, dove potrà ricevere tutte le cure necessarie. Le sue condizioni di salute, infatti, in breve tempo si stabilizzano e grazie al continuo controllo medico Emily cresce e si fa più forte.

Attualmente, frequenta la scuola primaria B.L. Tezza ed è una ragazzina solare, che ama giocare all’aria aperta, danzare e cantare.

Faith Auma Onyona

Faith nasce il 25 luglio 2003. Il padre, che svolgeva piccoli affari, muore nel dicembre 2003; la madre tre anni più tardi, nell’aprile 2006, di AIDS. Faith va quindi a vivere con la nonna, ma ben presto la sua salute cagionevole la porta all’ospedale, dove le viene diagnosticata la TB. Il personale del St. Camillus le prescrivono la terapia ma Faith fatica a guarire perché la nonna, molto anziana, non riesce a somministrarle in modo corretto i farmaci di cui ha bisogno.

Con il passare del tempo le condizioni di Faith peggiorano invece di migliorare e perciò viene sottoposta a esami più accurati. Si scopre così che la bambina è positiva al test per l’HIV.

Il primo febbraio 2007 Faith viene inserita nel programma dei farmaci antiretrovirali, ma in un primo momento l’inizio della terapia deve essere rimandato perché la bambina necessita di ulteriori cure preparatorie.
La nonna si trova in serie difficoltà nel gestire la nipotina malata e quindi viene indirizzata al Dala Kiye, dove gli operatori accolgono Faith.

Al centro la bambina può ricevere tutte le cure e il supporto di cui ha bisogno e un po’ alla volta la sua salute si fa più stabile.

Oggi frequenta l’asilo presso il complesso scolastico B.L. Tezza, è una bambina piccola per la sua età ma molto tenera, con uno sguardo assorto e i lineamenti delicati.

Jackline Awuor

Jackline nasce il 7 gennaio 1998 a North Sakwa, nel distretto di Migori. Alta, dalla pelle chiara, è completamente orfana: ha perso entrambi i genitori a causa dell’HIV/AIDS. Il padre, impiegato nell’aviazione keniana, è morto nel settembre 2004; la madre nel maggio 2007, quando Jackline non ha ancora dieci anni.

Ultima di sette figli, dopo la morte della madre, la bambina e i suoi fratelli vanno a vivere con la nonna, un’anziana signora che si impegna a prendersi cura di tutti loro.

Jackline ha avuto un’infanzia molto difficile, perché fin da piccola era sempre malaticcia. La famiglia scopre la sua sieropositività nel novembre 2006, quando viene inserita nel programma per gli antiretrovirali dell’ospedale missionario St.Joseph di Migori. E’ l’unica dei figli della coppia ad aver contratto la malattia, i suoi fratelli più grandi sono tutti sani.

Quando la madre era viva, la situazione era già abbastanza complicata, ma per la nonna diventa impossibile: non ha né le possibilità economiche né l’energia necessaria per occuparsi della complessa malattia della nipote. Jackline manca spesso agli appuntamenti fissati per i controlli medici, e a causa della sua salute cagionevole perde molti giorni di scuola.

Lo staff dell’ospedale propone quindi il caso di Jackline agli operatori del Dala Kiye, che ammettono la bambina al programma di “case-famiglia” il 13 maggio 2008. In breve tempo Jackline dimostra un gran miglioramento: le sue condizioni sono stabili e può frequentare regolarmente la sua classe nella primaria B.L. Tezza, è più serena e si è ben integrata nella sua nuova famiglia e con gli altri bambini del centro. Inoltre, è un’ottima cantante e coltiva con impegno questa sua passione.

Mercy Anyango Okoth

Mercy è nata il 10 ottobre 1998 nel villaggio di Kamenya, distretto di Homa Bay. Ultima nata in una famiglia di contadini, ha quattro fratelli. Entrambi i genitori, poveri contadini, sono morti di AIDS: il padre nell’ottobre 1999, la madre nel 2003, il giorno del quinto compleanno di Mercy.

Già prima della morte della madre, la bambina comincia ad avere frequenti problemi di salute, ma la sua situazione peggiora quando si trasferisce dalla zia. Accompagnata all’ospedale missionario St.Camillus per degli accertamenti, viene dichiarata positiva all’HIV e inserita nel programma per gli antiretrovirali nel novembre 2005, anche se comincerà la terapia solo l’anno successivo, nell’ottobre 2006.

La zia di Mercy non è nella posizione di amministrare in modo adeguato i farmaci della nipotina, perché è una piccola commerciante ed è spesso fuori casa per andare ai mercati nei vari villaggi dei dintorni. La bambina viene quindi costantemente seguita da un volontario sanitario della sua comunità attraverso un’attività chiamata Terapia di Osservazione Diretta. Considerata la situazione, il caso di Mercy viene segnalato allo staff del Dala Kiye.

Il 27 febbraio 2007 la bambina viene ammessa al programma per minori in AIDS, e può finalmente ricevere tutte le cure necessarie: grazie al costante controllo medico e all’aiuto degli operatori e della mamme, Mercy migliora sia fisicamente che psicologicamente.

Studente alla primaria B.L. Tezza, Mercy è una ragazzina attiva, dalla pelle chiara, che interagisce molto bene con gli altri bambini, si diverte a ballare e ha talento nel canto.

Vivian Akoth Odwera

Vivian nasce il 16 luglio 2003 nel villaggio di Apand Wangi, distretto di Suba. Il padre, un piccolo affarista, è morto nel febbraio 2005, quando Vivian non aveva ancora due anni. La madre è ancora viva, fa lavori occasionali ed è sieropositiva, così come tutti i suoi cinque figli, compresa Vivian.

All’inizio del 2008 la salute di Vivian peggiora notevolmente, così la madre decide di portarla all’ospedale missionario St.Camillus per degli accertamenti. Nella sua posizione, il dubbio è legittimo e gli esami lo confermano: Vivian è positiva all’HIV. In aprile la bambina comincia la terapia antiretrovirale, ma la madre non è in grado di provvedere a tutte le esigenze dei suoi figli malati e Vivian continua a peggiorare.

Il personale del St.Camillus decide di aiutare questa famiglia su cui l’AIDS si è accanito e propone il caso di Vivian allo staff del Dala Kiye, che accoglie Vivian il nel programma per bambini in AIDS il 23 maggio 2008.

La bambina, nonostante la tenera età, ha già vissuto esperienze molto forti. Eppure la sua capacità di recupero stupisce: in poco tempo la sua salute migliora e Vivian mostra un carattere solare e socievole. Sorride sempre. Quando al centro arriva anche Trezy, diventano subito amiche e pur avendo solo un anno in più Vivian si dedica alla piccola compagna con l’affetto di una sorella più grande.
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